giovedì, marzo 23, 2006

Casablanca
[id - Curtiz -USA 1942]
di RedmondBarry

Certo, parlare di Casablanca in un blog di cinema è persino scontato, e non mi sembra neanche il caso di fare la recensione su cosa fa Curtiz e cosa fa Bogey eccetera eccetera. Il fatto è che ieri volevo uscire, andare al cinema, guardare un film nuovo dopo tanto tempo e di film belli ce ne sono parecchi. E invece mi sono ritrovato sul divano con il dvd di Casablanca nel lettore, a rivederlo forse per la decima volta, recitando le battute a memoria, innamorandomi ancora di Ingrid Bergman, emozionandomi di di nuovo fin quasi alle lacrime quando Laszlo fa suonare la Marsigliese e tutto il locale di anime alla deriva ritrova l’orgoglio dimenticato. Ed ecco, ieri sera mi sono reso conto che Casablanca è il mio film preferito. Banale, banalissimo per un cinefilo, un qualsiasi altro film di Fassbinder o Ozu mi farebbe fare una figura più dignitosa. Ma ho capito che Casablanca è l’unico film che potrei vedere in continuazione, una volta dietro l’altra, senza stancarmi mai.

Alla fine della visione ho cercato di capirne il perché e nel tentativo di trovare una risposta lancio il documentario che è negli extra del dvd. Lo presenta Lauren Bacall che esordisce più o meno dicendo “Ma quale è il segreto che ha reso questo film immortale e visto da milioni di persone? Il segreto sta in un potente storia d’amore”. Spengo. Lauren, bella, brava ma ti sbagli di grosso. Forse la storia d’amore fra Bogey e Ingrid può aver reso grande il film nel 1942 quando erano due star e gli spettatori, beati loro, molto più ingenui.

Ma a me, spettatore degli anni 00, cinico, smaliziato e cinefilo la storia d’amore tra i due non è che convinca molto. Anche perché io tra Blaine e Laszlo di certo non avrei scelto il primo,e di certo non quello di Parigi che non aveva neanche lo charme dell’uomo ferito e deluso dalla vita. No, non è la storia d’amore che fa di Casablanca il mio film preferito.

Forse invece Casablanca è diventato Casablanca perché trasuda cinema da ogni poro come pochi altri film al mondo. Basta vedere la prima sequenza: inquadratura su un bruttissimo sfondo che dovrebbe rappresentare Casablanca che si abbassa per riprendere la casbah brulicante di gente. Curtiz ti dice: siamo a Casablanca ma tu sai benissimo che non siamo a Casablanca, siamo in uno studio cinematografico che vorrebbe riprodurla. Ecco, l’innocenza di questo artificio è la bellezza del cinema, un segreto accordo tra spettatore e regista: raccontami una bella storia, io ti crederò.

E in questo caso lo spettatore è fortunato perché la storia che Curtiz e gli altri raccontano è bellissima, una storia di guerra, amore, frustrazione e orgoglio. Ma senza metafore o sottotesti: solo la storia di queste persone, amateli, appassionatevi e incontrateli di nuovo quando volete. Personaggi straordinari, attori sublimi.

Come ci si può scordare di Ugarte, anche  se lo si vede solo per pochi minuti? Gli occhi di Peter Lorre valgono da soli l’intero film. O il capitano Renault, con la bellssima faccia di Claude Rains, che quando Rick gli punta la pistola al cuore lo avverte che sta mirando al suo punto meno sensibile. Battuta forse inutile ma fantastica. E Laszlo sarà pure un invasato e un po’ fissato con il salvare il mondo ma quando zittisce quei brutti nazisti e fa alzare in piedi tutto l’orgoglio francese? Beh, gli avrei offerto anche io da bere di corsa come fanno i soldati francesi. Ed è difficile anche dimenticare il giorno  in cui i tedeschi sono entrati a parigi visto attraverso gli occhi di Rick: “I remember every detail. The Germans wore gray, you wore blue.”.Silenzio estatico.

Insomma, è davvero impossibile non amare Casablanca, è un figliol prodigo del cinema. Nemmeno Curtiz e compagni sapevano cosa stavano per mettere al mondo, non erano poi tanto sicuri del successo di quel film, che in fondo non era diverso da molti film usciti in quegli anni, forse non si erano accorti del cocktail perfetto che avevano creato, che avevano dato alla luce una creatura immortale.

E scommetto che ogni volta che Rick e il capitano si allontanano nella nebbia, se potessi vedermi, avrei la stessa identica faccia di Allan Felix quando le luci della sala si accendono. Che poi è la meraviglia del cinema.

Here’s looking at you, kid


postato da: RedmondBarry alle ore marzo 23, 2006 09:24 | link | commenti (3)
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Commenti
#1    25 Marzo 2006 - 01:24
 
oh boia!
M
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AnselmeCorini

#2    25 Marzo 2006 - 10:20
 
chi non muore si rivede... giusto ieri horimesso piede du filmUp ma intristito ho chiuso subito.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente RedmondBarry

#3    25 Marzo 2006 - 22:54
 
eh si, eh beh, non c'è fine alla tristezza...
M
utente anonimo

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