Certo, parlare di Casablanca in un blog di cinema è persino scontato, e non mi sembra neanche il caso di fare la recensione su cosa fa Curtiz e cosa fa Bogey eccetera eccetera. Il fatto è che ieri volevo uscire, andare al cinema, guardare un film nuovo dopo tanto tempo e di film belli ce ne sono parecchi. E invece mi sono ritrovato sul divano con il dvd di Casablanca nel lettore, a rivederlo forse per la decima volta, recitando le battute a memoria, innamorandomi ancora di Ingrid Bergman, emozionandomi di di nuovo fin quasi alle lacrime quando Laszlo fa suonare
Alla fine della visione ho cercato di capirne il perché e nel tentativo di trovare una risposta lancio il documentario che è negli extra del dvd. Lo presenta Lauren Bacall che esordisce più o meno dicendo “Ma quale è il segreto che ha reso questo film immortale e visto da milioni di persone? Il segreto sta in un potente storia d’amore”. Spengo. Lauren, bella, brava ma ti sbagli di grosso. Forse la storia d’amore fra Bogey e Ingrid può aver reso grande il film nel 1942 quando erano due star e gli spettatori, beati loro, molto più ingenui.
Ma a me, spettatore degli anni 00, cinico, smaliziato e cinefilo la storia d’amore tra i due non è che convinca molto. Anche perché io tra Blaine e Laszlo di certo non avrei scelto il primo,e di certo non quello di Parigi che non aveva neanche lo charme dell’uomo ferito e deluso dalla vita. No, non è la storia d’amore che fa di Casablanca il mio film preferito.
Forse invece Casablanca è diventato Casablanca perché trasuda cinema da ogni poro come pochi altri film al mondo. Basta vedere la prima sequenza: inquadratura su un bruttissimo sfondo che dovrebbe rappresentare Casablanca che si abbassa per riprendere la casbah brulicante di gente. Curtiz ti dice: siamo a Casablanca ma tu sai benissimo che non siamo a Casablanca, siamo in uno studio cinematografico che vorrebbe riprodurla. Ecco, l’innocenza di questo artificio è la bellezza del cinema, un segreto accordo tra spettatore e regista: raccontami una bella storia, io ti crederò.
E in questo caso lo spettatore è fortunato perché la storia che Curtiz e gli altri raccontano è bellissima, una storia di guerra, amore, frustrazione e orgoglio. Ma senza metafore o sottotesti: solo la storia di queste persone, amateli, appassionatevi e incontrateli di nuovo quando volete. Personaggi straordinari, attori sublimi.
Come ci si può scordare di Ugarte, anche se lo si vede solo per pochi minuti? Gli occhi di Peter Lorre valgono da soli l’intero film. O il capitano Renault, con la bellssima faccia di Claude Rains, che quando Rick gli punta la pistola al cuore lo avverte che sta mirando al suo punto meno sensibile. Battuta forse inutile ma fantastica. E Laszlo sarà pure un invasato e un po’ fissato con il salvare il mondo ma quando zittisce quei brutti nazisti e fa alzare in piedi tutto l’orgoglio francese? Beh, gli avrei offerto anche io da bere di corsa come fanno i soldati francesi. Ed è difficile anche dimenticare il giorno in cui i tedeschi sono entrati a parigi visto attraverso gli occhi di Rick: “I remember every detail. The Germans wore gray, you wore blue.”.Silenzio estatico.
Insomma, è davvero impossibile non amare Casablanca, è un figliol prodigo del cinema. Nemmeno Curtiz e compagni sapevano cosa stavano per mettere al mondo, non erano poi tanto sicuri del successo di quel film, che in fondo non era diverso da molti film usciti in quegli anni, forse non si erano accorti del cocktail perfetto che avevano creato, che avevano dato alla luce una creatura immortale.
E scommetto che ogni volta che Rick e il capitano si allontanano nella nebbia, se potessi vedermi, avrei la stessa identica faccia di Allan Felix quando le luci della sala si accendono. Che poi è la meraviglia del cinema.
“Here’s looking at you, kid”
