giovedì, marzo 30, 2006

V per vendetta
[V for Vendetta - McTeigue - USA/Ger 2005]
di RedmondBarry

Come per tutti i film tratti da fumetti e in generale per tutte le trasposizioni cinematografiche di opere con una iconografia ben definita e conosciuta, è molto difficile (e spesso futile) separare l’anlisi del film dalla sua matrice originale e tenere spartire i meriti (difetti) all’uno e dell’altro.
Facciamo quindi finta di essere in un mondo dove VpV sia solamente un film prodotto dai fratelli Wachowski e non un (o una?) graphic novel di Moore.
Il Regno Unito del prossimo futuro è la più grande potenza mondiale dominata da un regime totalitario che si è macchiato di orrendi crimini per conquistare il potere. V è il vendicatore mascherato che nella ricorrenza della congiura delle polveri, il 5 novembre, decide di metter in atto il suo piano che porterà al risveglio delle coscienza e al rovesciamento del dittatore.
V inndossa un costume settecentesco tutto nero e una maschera di Guy Fawkes (google it!) che non si toglie mai.
Questa la storia, raccontata e intrecciata con quella di Evey, una bellissima Natalie Portman con un passato doloroso e scelte difficili all’orizzonte.
Un film che tra le tante definizioni descriverei come potente. Non tanto per l’azione, che è limitata rispetto al dialogo e alla narrazione, quanto per la decisione e il manicheismo con cui si confronta con temi (terrorismo, violenza giusta) che al giorno d’oggi si tendono ad affrontare con molta prudenza e troppo politically correct. Il verbo di V non è pace e perdono ma distruzione e vendetta, anzi, V non è più un uomo,  Le scelte che compiono i personagggi sono estreme, definitive e liberatorie. E questo fa di VpV un opera viva, non accomodante. Coerente, in un certo senso
La bellezza del film è la bellezza del  personaggio di V, anche se forse definirlo personaggio è improprio. V funge più che altro da specchio che (fa) riflette(re) le persone con cui viene a contatto, diretto o indiretto che sia. La persona V è sparita molto tempo prima e sulla pelle morta ne ha costruita un’altra fatta di migliaia di altre pelli fino a renderlo unico e indistinguibile e dunque appropriabile da chiunque ne senta il bisogno e infferabile per chi abbia il bisogno di distruggerlo.
Un film che più che giocare su temi forti del futuro orwelliano insiste sull’utilizzo e la forza dei simboli e dei segni, la potenza del gesto.
Come uso delle produzioni Wachowsky, tanta carne al fuoco, citazioni, rimandi, sottotesti. Come al solito tutto un po’ troppo evidente e grossolano. Ma questa volta gliela facciamo passare visto che il film alla fine piace e diverte. Il regista non lo cito neanche dato che in questo film è inutile, anzi, forse dannoso.


postato da: RedmondBarry alle ore marzo 30, 2006 13:03 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, prime visioni

Commenti
#1    02 Aprile 2006 - 18:16
 
Debbo dire che c'è una perfetta convergenza di opinioni: sia sui Wachowsky, sia sul film, sia sul regista... e pure sul personaggio (che poi è giusto definirlo diversamente...)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente JerryGarcia85

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