Sinfonia, opera house, videoclip. Difficile trovare una definizione per questo lavoro che ha come suo maggiore punto di forza proprio lìoriginaltà o quantomeno la non tipicità.
Matsumoto mette in scena Discovery dei Daft Punk, un disco che nasce come space-prog-house (spocchia rulez) e che ben si sposa con le visioni fanta-barocche del Matsumoto di Galaxy 999 e di Capitan Harlock, lavori dai quali il disegnatore ricicla pesantemente.
Un’ora e spiccioli di musica e immagini, fatte le dovute proporzioni una specie di Fantasia con l’iconografia “anime” al posto di quella Disney e la musica digitale (bella, bellissima) del duo francese al posto dell’orchestra sinfonica.
Interstella 5555 funge da raccolta, raccordo e espansione dei videoclip prodotti per i songoli dell’album. Una storia di fanta-music-biz (e sto andando in overdose di definizioni trattinate) dove un malvagio manager rapisce i migliori talenti musicali della galassia per schiavizzarli sulla terra e raccogliere abbastanza dischi d’oro (5555 appunto) per poter creare lo strumento di dominio del mondo. Almeno è quello che mi è sembrato di capire dato che la narrazione è affidata solo alla immagini. Non ci sono linee di dialogo, solo la musica a scandire ritmi, tempi e atmosfere.
E quando l’adesione ritmica-emotiva tra musica e video combacia e si sviluppa Interstella diventa un perfetto connubio tra videoclip e film esaltando l’immediatezza emotiva dell’uno e il coinvolgimento narrativo dell’altro. Ma ci sono anche momenti in cui questa simbiosi si sfalda rivelando tutti i limiti e la pochezza dell’apparato narrativo che spesso e volentieri deborda nel ridicolo e nel banale e sono quei momenti in cui viene l’istinto di “skippare” alla traccia successiva.
Resta il piacere di una visione (e ascolto) diversa dal solito, ottima come installazione per un locale all’avanguardia, imperdibile per chi ama “anime” e il duo francese (i.e.: me), prescindibile per chi ama solo una delle due cose, evitabile per tutti gli altri
